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Difesa Integrata e Biologica del Vigneto

Redazione Wines Export

Vigneto, cantina o territorio del vino

La difesa fitosanitaria della vite rappresenta oggi uno dei capitoli più delicati e in più rapida evoluzione dell'intera viticoltura. Per decenni il modello dominante è stato quello del "calendario": trattamenti programmati a intervalli fissi, indipendentemente dalla reale presenza del patogeno o dell'insetto dannoso. Questo approccio, semplice da gestire ma profondamente inefficiente, ha prodotto un uso massiccio di fitofarmaci, con conseguenze documentate sulla qualità delle acque, sulla biodiversità del vigneto, sulla salute degli operatori e sui residui nei prodotti finiti. La viticoltura europea, che concentra su una superficie relativamente limitata una quota molto elevata dell'uso totale di fungicidi (la vite è una delle colture più trattate in assoluto, soprattutto contro le crittogame), è stata il principale terreno di sviluppo di un paradigma alternativo: la Difesa Integrata (Integrated Pest Management, IPM) e, all'estremo del percorso di riduzione chimica, la difesa biologica.

Questa guida tecnica affronta in profondità i pilastri concettuali e operativi della difesa moderna del vigneto: i principi e i livelli dell'IPM, le soglie di intervento, i modelli previsionali epidemiologici, i prodotti utilizzabili in regime biologico, gli induttori di resistenza e i corroboranti, le strategie di riduzione quantitativa e qualitativa dei fitofarmaci, e il quadro normativo europeo e nazionale che regola e impone questi approcci. L'obiettivo è fornire una base di conoscenza solida, accurata e operativamente utile, adatta sia al tecnico di campagna sia a chi deve comprendere le logiche che governano la sostenibilità della produzione vitivinicola.

1. La filosofia della Difesa Integrata (IPM)

1.1 Definizione e principi fondanti

La Difesa Integrata non è una tecnica, ma un sistema decisionale. La definizione operativa più autorevole resta quella della FAO, ripresa e codificata dalla Direttiva europea 2009/128/CE sull'uso sostenibile dei pesticidi: l'IPM è "l'attenta valutazione di tutte le tecniche di protezione delle piante disponibili e la successiva integrazione di misure appropriate che scoraggino lo sviluppo di popolazioni di organismi nocivi e mantengano l'uso dei prodotti fitosanitari e di altre forme di intervento a livelli giustificati dal punto di vista economico ed ecologico, riducendo o minimizzando i rischi per la salute umana e per l'ambiente".

Tre concetti chiave emergono da questa definizione:

  1. Integrazione di mezzi diversi: agronomici, fisici, biologici, biotecnici e, solo come ultima risorsa, chimici. Il prodotto fitosanitario non è il primo strumento, ma uno tra molti, da impiegare quando gli altri non sono sufficienti.
  2. Giustificazione economica ed ecologica: si interviene solo quando il danno atteso supera il costo dell'intervento (concetto di soglia) e quando l'intervento non genera danni ecologici sproporzionati.
  3. Minimizzazione del rischio: a parità di efficacia, si privilegia il mezzo a minore impatto su salute e ambiente.

1.2 La piramide dell'IPM: gli otto principi della Direttiva 2009/128/CE

L'Allegato III della Direttiva 2009/128/CE elenca otto principi generali della difesa integrata, che costituiscono la struttura logica obbligatoria del sistema. Possono essere letti come una piramide, dalla base (prevenzione) al vertice (chimica mirata):

  1. Prevenzione e soppressione: rotazione (non applicabile alla vite, coltura perenne, ma sostituibile con scelte di impianto), uso di varietà resistenti o tolleranti, portinnesti adatti, equilibrio nutrizionale e idrico, gestione del suolo e della chioma per ridurre il microclima favorevole ai patogeni, igiene aziendale (eliminazione di fonti di inoculo come tralci infetti, mummie, residui di potatura).
  2. Monitoraggio: osservazione diretta in campo, trappole, bollettini, stazioni agrometeorologiche.
  3. Decisione basata su soglie: l'intervento si attua sulla base di soglie di intervento scientificamente fondate e, ove disponibili, validate localmente.
  4. Metodi non chimici prioritari: mezzi biologici, fisici e altri metodi sostenibili devono essere preferiti se garantiscono un controllo adeguato.
  5. Selettività del prodotto: scelta di prodotti il più possibile specifici per il bersaglio e con il minimo impatto su organismi utili, vertebrati, operatori e ambiente.
  6. Riduzione delle quantità: dosi e frequenze ridotte al minimo necessario, anche tramite dosi adattate al volume vegetativo (dose expression per ettaro fogliare).
  7. Antiresistenza: alternanza e miscela di sostanze con diverso meccanismo d'azione per prevenire l'insorgenza di resistenze.
  8. Verifica dell'efficacia: registrazione degli interventi e valutazione dei risultati per migliorare le decisioni future.

1.3 Livelli di applicazione: difesa integrata obbligatoria, volontaria e biologica

In Italia, dal 1° gennaio 2014, la difesa integrata obbligatoria è il livello minimo di legge per tutti gli utilizzatori professionali, in attuazione della Direttiva tramite il Piano d'Azione Nazionale (PAN). Esiste poi la difesa integrata volontaria (SQNPI – Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), che adotta disciplinari più restrittivi (i Disciplinari di Produzione Integrata regionali, DPI) e consente l'uso del marchio nazionale "Qualità sostenibile". Al vertice si colloca la produzione biologica, regolata dal Regolamento (UE) 2018/848, che esclude per principio i prodotti di sintesi e ammette solo sostanze di origine naturale o minerale incluse in un elenco positivo.

LivelloBase normativaProdotti ammessiVincoli principali
Difesa integrata obbligatoriaD.Lgs. 150/2012, PANTutti gli ammessi, secondo principi IPMRispetto degli 8 principi, registro trattamenti
Produzione integrata volontaria (SQNPI)DM SQNPI, DPI regionaliSottoinsieme limitato, vincoli su numero applicazioniSoglie, limiti per s.a., schede colturali
BiologicoReg. (UE) 2018/848, Reg. 2021/1165Solo elenco positivo (rame, zolfo, naturali)Certificazione, no sintesi, limiti rame

2. I bersagli principali della difesa del vigneto

Prima di entrare nelle strategie, è indispensabile conoscere gli avversari. La difesa del vigneto ruota attorno a poche, ma decisive, avversità.

2.1 Le crittogame (malattie fungine e oomiceti)

  • Peronospora (Plasmopara viticola): oomicete, è la malattia più temibile in annate piovose. Sverna come oospore nella lettiera; le infezioni primarie partono in primavera quando si verifica la cosiddetta "regola dei tre dieci" (germogli ≥10 cm, temperatura ≥10 °C, pioggia ≥10 mm in 24-48 ore). Provoca le tipiche "macchie d'olio" sulla pagina superiore e la muffa bianca su quella inferiore, fino al disseccamento di foglie e grappoli. Le infezioni secondarie sono policicliche e possono susseguirsi ogni 5-7 giorni in condizioni favorevoli.
  • Oidio (Erysiphe necator, syn. Uncinula necator): fungo ascomicete, ectoparassita. A differenza della peronospora prospera con tempo caldo-asciutto e umidità relativa moderata (anche senza pioggia), con optimum termico intorno a 20-27 °C. Sverna come cleistoteci o, dove possibile, come micelio nelle gemme (germogli "bandiera"). È particolarmente insidioso perché può svilupparsi senza bagnatura fogliare.
  • Botrite (Botrytis cinerea): muffa grigia, agente di marciume del grappolo in pre-vendemmia, favorita da umidità e da lesioni della buccia (grappoli compatti, danni da tignole, microfratture). In condizioni particolari può evolvere in "muffa nobile" (uve da vini muffati), ma nella stragrande maggioranza dei casi è un marciume dannoso.
  • Mal dell'esca, escoriosi, black rot: complessi fungini di crescente importanza, in parte legati anche alla riduzione di principi attivi storici (es. arsenito di sodio per l'esca, vietato).

2.2 Gli insetti e gli acari

  • Tignoletta della vite (Lobesia botrana) ed Eudemis/Cochylis: lepidotteri carpofagi, le cui larve danneggiano i grappoli; la prima generazione attacca i fiori, le successive gli acini, aprendo la porta alla botrite e ai marciumi acidi. È il principale bersaglio della confusione sessuale.
  • Cicaline (Empoasca vitis, Scaphoideus titanus): la seconda è il vettore della Flavescenza dorata, fitoplasmosi da quarantena soggetta a lotta obbligatoria.
  • Cocciniglie, tripidi, acari (ragnetto rosso Panonychus ulmi, ragnetto giallo Eotetranychus carpini): generalmente controllati dagli ausiliari (acari fitoseidi), tornano dannosi quando l'equilibrio è alterato da insetticidi ad ampio spettro.
  • Insetti vettori emergenti e specie aliene (es. Halyomorpha halys, cimice asiatica) che ampliano lo spettro dei problemi.

2.3 Le fitoplasmosi e i giallumi

La Flavescenza dorata (FD), causata da un fitoplasma e trasmessa dalla cicalina Scaphoideus titanus, è in Italia oggetto di lotta obbligatoria (DM 31 maggio 2000 e successive disposizioni regionali). Comporta trattamenti insetticidi obbligatori contro il vettore, estirpazione delle piante sintomatiche e controllo del legno vivaistico. Rappresenta un caso limite in cui il principio di soglia cede di fronte all'imperativo di contenimento di un'epidemia di quarantena.

3. Le soglie di intervento

3.1 Concetti: soglia economica, di danno e di intervento

La soglia è il cuore decisionale dell'IPM. Si distinguono:

  • Soglia di danno economico (Economic Injury Level, EIL): la densità di popolazione del fitofago alla quale il danno economico eguaglia il costo del controllo. È il punto teorico di pareggio.
  • Soglia di intervento (Economic Threshold, ET, o Action Threshold): la densità alla quale si deve intervenire per evitare che la popolazione raggiunga l'EIL. È sempre inferiore alla soglia di danno, perché incorpora il tempo di reazione del trattamento e la dinamica di crescita della popolazione.
  • Soglia di tolleranza: livello di danno che l'azienda è disposta ad accettare, funzione anche della destinazione del prodotto (un'uva da grande vino tollera meno difetti di un'uva da vino base).

3.2 Esempi operativi di soglie nel vigneto

Le soglie variano per organismo, fenologia, vitigno e contesto. Alcuni riferimenti tipici dei disciplinari di produzione integrata:

AvversitàIndicatore di monitoraggioSoglia di intervento indicativa
Tignoletta (Lobesia botrana), 1ª gen.Glomeruli/nidi su 100 infiorescenze4-5% infiorescenze con nidi (uva da vino)
Tignoletta, 2ª-3ª gen.Uova o fori su 100 grappoliPresenza significativa; spesso 5% grappoli con ovideposizioni
Cicalina (Empoasca vitis)Neanidi per foglia2-3 neanidi/foglia (variabile per vigore)
Scaphoideus titanusCattura/presenza neanidiPresenza (lotta obbligatoria, no soglia in zone focolaio)
Ragnetto rosso/giallo% foglie occupate60-70% foglie con forme mobili (in equilibrio con fitoseidi)
Oidio/PeronosporaModelli + osservazione macchieApproccio previsionale (vedi cap. 4), non soglia numerica classica

È importante sottolineare una distinzione cruciale: per gli insetti le soglie numeriche funzionano bene perché il danno è proporzionale alla densità. Per le crittogame, invece, una "soglia di presenza" classica è spesso inadeguata, perché quando i sintomi sono visibili l'infezione è già avvenuta e in alcuni casi il danno è già compromettente. Per le malattie fungine la decisione si sposta dunque dalla soglia di popolazione al modello previsionale di rischio: si interviene non quando si vede la malattia, ma quando le condizioni epidemiologiche indicano che l'infezione sta per avvenire o è avvenuta.

3.3 Limiti operativi delle soglie

Le soglie presentano limiti pratici: richiedono campionamenti rappresentativi e ripetuti (con costi di manodopera), dipendono fortemente dal vitigno e dalla zona, e sono difficili da applicare a malattie esplosive come la peronospora in annate critiche. Per questo l'IPM moderno integra soglie e modelli, costruendo un sistema decisionale ibrido: monitoraggio diretto per gli insetti, modellistica epidemiologica per le crittogame, e una soglia di tolleranza aziendale che modula entrambi in funzione del valore del prodotto.

4. I modelli previsionali

4.1 Logica e fondamento epidemiologico

I modelli previsionali (DSS – Decision Support Systems) sono strumenti matematici che, a partire da dati meteorologici (temperatura, pioggia, umidità relativa, bagnatura fogliare) e fenologici, stimano la probabilità e l'intensità delle infezioni. Il loro obiettivo è duplice: anticipare l'infezione per posizionare il trattamento nel momento di massima efficacia, ed evitare trattamenti inutili quando il rischio è basso. In pratica, ben usati, i modelli riducono il numero di trattamenti del 20-40% (e in annate secche anche di più) senza perdita di efficacia, costituendo uno dei più potenti strumenti di riduzione dei fitofarmaci.

4.2 Modelli per la peronospora

La modellistica della peronospora è la più sviluppata. Si distinguono modelli basati su soglie semplici e modelli meccanicistici complessi:

  • Regola dei tre dieci: il modello empirico storico per le infezioni primarie (germogli ≥10 cm, T ≥10 °C, pioggia ≥10 mm). Semplice ma grossolano.
  • Modello di Goidanich / curve di incubazione: storicamente usato per stimare il periodo di incubazione in funzione della temperatura, indicando quando compariranno i sintomi.
  • EPI (État Potentiel d'Infection): modello francese che valuta il potenziale di inoculo accumulato.
  • Modelli meccanicistici dinamici come UCSC/PLASMO e EPI-vite/A-scab analoghi: il modello PLASMO (Plasmopara Simulation Model) sviluppato all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza simula l'intero ciclo dell'oomicete (maturazione e germinazione delle oospore, infezione, incubazione, sporulazione) integrando dati orari. Modelli come vite.net® ne sono evoluzioni commerciali che gestiscono sia infezioni primarie sia secondarie con stima della severità.

L'output tipico è una stima della data e gravità dell'infezione primaria, del rischio di infezioni secondarie e del decadimento della protezione dei fungicidi in funzione delle piogge dilavanti.

4.3 Modelli per l'oidio

Per l'oidio i modelli più diffusi sono di tipo risk index basato sulle temperature, poiché la malattia è poco dipendente dalla pioggia. Il modello statunitense Gubler-Thomas (UC Davis Powdery Mildew Risk Index) è il riferimento più noto: assegna un punteggio giornaliero in base alle ore consecutive in cui la temperatura resta nell'intervallo ottimale (circa 21-30 °C), generando un indice 0-100 che guida l'intervallo tra i trattamenti (a indice alto, intervalli più stretti). Questi modelli sono particolarmente utili per posizionare i trattamenti antioidici a zolfo nella finestra critica pre-fioritura/allegagione, la più sensibile per il grappolo.

4.4 Modelli per la botrite e per gli insetti

Per la botrite esistono modelli (es. modello di Broome o indici basati su bagnatura, temperatura e fase fenologica) che individuano i momenti di rischio (fine fioritura, pre-chiusura grappolo, invaiatura, pre-raccolta). Per gli insetti, in particolare la tignoletta, i modelli sono di tipo fenologico a gradi-giorno (degree-days): accumulando le temperature efficaci sopra una soglia di sviluppo (circa 7-10 °C per Lobesia), si prevede lo sfarfallamento degli adulti, il picco di ovideposizione e la schiusa delle uova, ottimizzando il posizionamento di ovicidi/larvicidi o la verifica della confusione sessuale. Il monitoraggio con trappole a feromoni fornisce il dato di taratura del modello.

4.5 Le piattaforme DSS e l'agrometeorologia

I modelli si alimentano di dati provenienti da reti di capannine agrometeorologiche (pubbliche, come i servizi agrometeo regionali, o private aziendali) e, sempre più, da dati satellitari e da reti di sensori IoT. Le principali piattaforme DSS commerciali e pubbliche includono vite.net®, sistemi regionali di bollettini fitosanitari, e numerose soluzioni di agricoltura di precisione. Il loro punto debole resta la rappresentatività del dato meteo: un modello è affidabile solo se la stazione è vicina e rappresentativa del microclima del vigneto, e se è correttamente parametrizzato per il vitigno e la zona. Per questo i modelli vanno sempre validati con l'osservazione di campo, mai applicati ciecamente.

5. La difesa biologica: prodotti e strategie

La difesa biologica, codificata dal Reg. (UE) 2018/848 e dal Reg. di esecuzione (UE) 2021/1165 (che elenca i prodotti ammessi), esclude tutte le sostanze di sintesi e si basa su un numero limitato di principi attivi di origine minerale, vegetale o microbiologica. Questo vincolo rende la difesa biologica tecnicamente più difficile: i prodotti ammessi sono in larga parte di copertura (a contatto), privi di azione sistemica o curativa, dilavabili dalla pioggia e con persistenza breve. La conseguenza è che in biologico la prevenzione e il tempismo contano più che in convenzionale, e che il numero di interventi può essere maggiore.

5.1 Il rame

Il rame (sotto forma di idrossido, ossicloruro, solfato tribasico, ossido rameoso, poltiglia bordolese) è il fungicida di copertura per eccellenza contro la peronospora ed è ammesso in biologico. Agisce per contatto, bloccando la germinazione delle zoospore. I suoi limiti sono noti: nessuna azione curativa, dilavabilità, e soprattutto accumulo nel suolo (il rame è un metallo pesante che non si degrada, tossico per la microfauna e i lombrichi a concentrazioni elevate). Per questo l'UE ne ha progressivamente ristretto l'uso.

Il limite attuale è di 28 kg di rame metallo per ettaro in 7 anni (Reg. di esecuzione (UE) 2018/1981), il che equivale a una media di 4 kg/ha/anno, con possibilità di compensazione tra annate (si possono usare più di 4 kg in un'annata difficile purché la media settennale resti entro 28 kg). Diversi disciplinari regionali e di certificazione impongono limiti ancora più bassi. La ricerca lavora su formulati a basso dosaggio, nanoformulazioni e potenziamento con co-formulanti per mantenere efficacia con meno rame metallo.

5.2 Lo zolfo

Lo zolfo (bagnabile, micronizzato o in polvere per impolveramento) è il pilastro della difesa antioidica in biologico e largamente usato anche in integrato. Agisce per contatto e fase vapore (sublimazione), per cui la sua efficacia dipende dalla temperatura: ottimale tra 18 e 28 °C, inefficace sotto i 15 °C e fitotossico sopra i 30-32 °C (rischio di ustioni, soprattutto in combinazione con caldo intenso). Ha azione collaterale sugli acari (acaricida) e influenza l'equilibrio degli acari predatori. È economico, privo di rischi di resistenza e con basso impatto ambientale, ma richiede ripetizioni frequenti e un attento posizionamento termico.

5.3 I prodotti microbiologici

I biofungicidi e bioinsetticidi a base di microrganismi sono il fronte più innovativo del biologico:

  • Bacillus subtilis / Bacillus amyloliquefaciens (ceppi QST 713 e simili): batteri antagonisti efficaci soprattutto contro la botrite e con azione collaterale su oidio, attraverso competizione, antibiosi e induzione di resistenza.
  • Aureobasidium pullulans: lievito antagonista usato contro la botrite, occupa la nicchia ecologica sottraendola al patogeno.
  • Trichoderma spp. (T. harzianum, T. asperellum, T. atroviride): funghi antagonisti, usati anche per la protezione delle ferite di potatura contro i patogeni del legno (mal dell'esca).
  • Ampelomyces quisqualis: iperparassita specifico dell'oidio.
  • Bacillus thuringiensis (Bt), sottospecie kurstaki e aizawai: bioinsetticida a base di tossine cristalline (delta-endotossine) attivo per ingestione contro le larve di lepidotteri (tignole). Selettivo, innocuo per gli ausiliari, ma richiede tempismo perfetto (le larve devono ingerirlo nei primi stadi) e ha breve persistenza.
  • Spinosad (di origine fermentativa da Saccharopolyspora spinosa): insetticida ammesso in biologico, attivo su lepidotteri e tripidi; molto efficace ma da usare con parsimonia per il rischio di resistenza e per l'impatto su alcuni pronubi e ausiliari.
  • Beauveria bassiana, Metarhizium: funghi entomopatogeni.

5.4 Sostanze di origine vegetale e altre

  • Olio essenziale di arancio dolce (limonene): azione disseccante su oidio e altri.
  • Piretro naturale (piretrine): insetticida ad ampio spettro ammesso in biologico, ma poco selettivo e fotolabile, da usare con cautela.
  • Olio minerale e oli vegetali: azione fisica su uova di insetti e svernanti.
  • Bicarbonato di potassio: contatto contro oidio e botrite, alza il pH sulla superficie fogliare rendendola inospitale.
  • Polisolfuro di calcio: ammesso, azione fungicida/acaricida.
  • Kaolino (caolino, argilla): barriera fisica contro alcuni insetti e contro le scottature.

5.5 I metodi biotecnici: la confusione sessuale

Il mating disruption (confusione e disorientamento sessuale) è la tecnica biotecnica più importante e di maggior successo nel vigneto. Consiste nel saturare l'atmosfera del vigneto con il feromone sessuale femminile della tignoletta (per Lobesia botrana, una miscela a base di (E,Z)-7,9-dodecadienil acetato) tramite diffusori (erogatori passivi tipo "spaghetti" o dispenser aerosol "puffer"). I maschi, immersi in una nube di feromone, non riescono a localizzare le femmine: gli accoppiamenti crollano, le ovideposizioni si riducono drasticamente e con esse i danni. È un metodo:

  • Altamente selettivo (agisce su una sola specie, nessun impatto su ausiliari, pronubi, ambiente);
  • A residuo zero;
  • Senza rischio di resistenza (non c'è pressione selettiva di tipo tossicologico);
  • Particolarmente efficace su superfici ampie e omogenee (effetto bordo: appezzamenti piccoli o isolati funzionano meno bene per immigrazione di femmine già fecondate dall'esterno).

Richiede densità di installazione corrette (tipicamente 300-500 diffusori/ha per gli erogatori passivi), posa prima del primo volo, e monitoraggio con trappole per verificarne l'efficacia (il "trap shutdown", cioè catture azzerate, è l'indicatore di buon funzionamento). La confusione sessuale è uno dei pilastri che ha consentito di azzerare gli insetticidi contro le tignole in vaste aree viticole.

5.6 Il controllo biologico classico e conservativo

Oltre ai prodotti, la difesa biologica include la valorizzazione degli ausiliari già presenti: acari fitoseidi (Typhlodromus pyri, Amblyseius andersoni) che controllano i ragnetti, antocoridi, crisope, coccinelle, imenotteri parassitoidi (Anagrus spp. parassitoidi delle uova di cicaline). La gestione conservativa (inerbimento, siepi, fasce fiorite, corridoi ecologici, riduzione degli insetticidi ad ampio spettro) crea le condizioni perché questi ausiliari prosperino e svolgano gratuitamente il loro lavoro. È un cambio di paradigma: dal "distruggere il nemico" al "coltivare l'equilibrio".

6. Gli induttori di resistenza e i corroboranti

6.1 La resistenza sistemica indotta (SAR e ISR)

Le piante possiedono meccanismi di difesa attivabili. Gli induttori di resistenza (elicitori) non hanno azione diretta sul patogeno, ma "vaccinano" la pianta stimolando le sue difese naturali. Si distinguono due grandi vie:

  • SAR (Systemic Acquired Resistance): resistenza sistemica acquisita, mediata principalmente dall'acido salicilico, attivata in risposta ad attacchi di patogeni biotrofi; porta alla produzione di proteine PR (Pathogenesis-Related), come chitinasi e glucanasi, e al rafforzamento delle pareti cellulari.
  • ISR (Induced Systemic Resistance): indotta da microrganismi benefici della rizosfera (PGPR), mediata da acido jasmonico ed etilene.

6.2 Principali induttori e corroboranti utilizzati in viticoltura

  • Fosfonati / fosetil-alluminio e acido fosforoso (fosfiti): hanno una doppia azione, diretta sull'oomicete e di stimolo delle difese; molto usati contro la peronospora in integrato (i fosfiti sono però oggetto di attenzione normativa per i residui). Da notare: i fosfiti non sono ammessi in biologico come fitofarmaci.
  • Laminarina: estratto dell'alga bruna Laminaria digitata, elicitore che attiva le difese contro oidio e botrite.
  • COS-OGA (chito-oligosaccaridi e oligogalatturonidi): elicitore di nuova generazione registrato contro l'oidio, attiva la SAR.
  • Acibenzolar-S-metile (ASM, Bion®): analogo sintetico dell'acido salicilico, attivatore della SAR (non ammesso in bio).
  • Estratti vegetali e corroboranti: la categoria dei corroboranti (o "sostanze di base" e "prodotti potenziatori delle difese delle piante") comprende preparati a base di equiseto (Equisetum arvense, ricco di silice), propoli, lecitine, estratto di aglio, bicarbonati, argille. In Italia esiste un elenco ufficiale dei corroboranti (Allegato del decreto sui prodotti ammessi in agricoltura biologica) che ne consente l'uso senza che siano classificati come fitofarmaci, purché abbiano azione di rafforzamento e non di lotta diretta.
  • Sostanze di base (basic substances) ai sensi del Reg. (CE) 1107/2009 art. 23: prodotti non destinati principalmente alla protezione delle piante ma con tale effetto collaterale, approvati a livello UE, come bicarbonato di sodio, aceto, lecitine, saccarosio, chitosano cloridrato, Equisetum arvense, fruttosio, siero di latte. Sono a basso costo, basso rischio e in alcuni casi utili come complemento.

6.3 Ruolo strategico

Gli induttori e i corroboranti raramente sostituiscono completamente i fungicidi, ma sono complementari: usati in programma integrato consentono di diradare i trattamenti di copertura e di rafforzare la pianta nelle fasi di minor rischio, contribuendo alla riduzione complessiva degli input chimici. La loro efficacia è preventiva (vanno applicati prima dell'infezione, con un certo anticipo perché la pianta attivi le difese) e dipende fortemente dallo stato fisiologico della vite.

7. Le strategie di riduzione dei fitofarmaci

7.1 Riduzione quantitativa: la dose adattata alla vegetazione

Uno degli avanzamenti più concreti è l'abbandono della dose fissa per ettaro a favore della dose espressa in funzione della superficie fogliare o del volume della chioma (concetti come Leaf Wall Area, LWA, o Tree Row Volume, TRV; in alcuni Paesi PACE o dose-area). A inizio stagione, con poca vegetazione, la dose effettivamente necessaria è una frazione di quella di piena chioma. Adattare il volume di miscela e la quantità di prodotto allo sviluppo vegetativo consente risparmi del 20-50% di prodotto nelle prime fasi senza perdita di efficacia.

7.2 La tecnologia di distribuzione

La qualità della distribuzione è decisiva per ridurre i fitofarmaci. Strumenti chiave:

  • Taratura e regolazione periodica degli atomizzatori (controllo funzionale obbligatorio per legge, vedi cap. 8): ugelli usurati e pressioni errate sprecano prodotto e aumentano la deriva.
  • Ugelli antideriva (a induzione d'aria) che riducono la dispersione fuori bersaglio.
  • Atomizzatori a recupero (tunnel/pannelli recuperatori): recuperano il prodotto non intercettato dalla chioma, con risparmi fino al 30-50% nelle prime fasi.
  • Atomizzatori con sensori e a rateo variabile (spot spraying, sensori di chioma): erogano solo dove e quanto serve.
  • Agricoltura di precisione e mappe di vigore: trattamenti differenziati per zona.

7.3 Riduzione qualitativa: la scelta delle sostanze

Ridurre il rischio non significa solo usare meno prodotto, ma usare prodotti a minor impatto. La sostituzione delle "sostanze candidate alla sostituzione" e di quelle più tossiche (CMR – cancerogene, mutagene, tossiche per la riproduzione; e tossiche per gli organismi acquatici e i pronubi) con alternative più benigne è un principio cardine. Indicatori come il Treatment Frequency Index (TFI) o l'italiano numero di trattamenti, e indici di rischio ambientale, permettono di misurare e ridurre l'impatto. La revoca europea progressiva di molte molecole storiche (mancozeb revocato nel 2021, clorpirifos vietato, folpet sotto esame, varie SDHI e triazoli ristretti) sta spingendo strutturalmente verso il basso il numero di sostanze disponibili.

7.4 Le varietà resistenti (PIWI)

La leva più potente a medio termine è genetica. Le varietà resistenti (in tedesco PIWI, Pilzwiderstandsfähige Reben) sono incroci che incorporano geni di resistenza a peronospora (geni Rpv) e oidio (geni Ren/Run) derivati da specie americane e asiatiche, reintrogressi in Vitis vinifera con backcross. Varietà come Souvignier gris, Solaris, Bronner, Cabernet Cortis, Fleurtai, Soreli, Sauvignon Kretos consentono riduzioni dei trattamenti dell'80-90% rispetto alle varietà tradizionali. Per evitare il superamento della resistenza (i geni singoli possono essere "vinti" dal patogeno), si privilegiano varietà a resistenza poligenica (resistenze piramidate) e si mantiene comunque un minimo di trattamenti di "accompagnamento" come strategia antiresistenza. Il limite è normativo e di mercato: molte PIWI non sono ammesse nei disciplinari DOC/DOCG (che fissano i vitigni autorizzati), per cui il loro impiego è oggi più libero nelle IGT e nei vini varietali.

7.5 Le pratiche agronomiche di riduzione del rischio

  • Gestione della chioma: sfogliatura nella zona dei grappoli per arieggiare e ridurre l'umidità (cruciale contro botrite e oidio), palizzatura, scelta di forme di allevamento aperte.
  • Gestione della vigoria: equilibrio nutrizionale (eccesso di azoto = chioma fitta e tessuti teneri, più suscettibili), inerbimento per competere con la vite.
  • Riduzione della compattezza del grappolo: cloni a grappolo spargolo, sfogliatura precoce in fioritura, per ridurre la botrite.
  • Igiene aziendale: eliminazione delle fonti di inoculo.
  • Drenaggio e gestione del suolo per ridurre il microclima umido.

8. Il quadro normativo

8.1 Livello europeo

  • Direttiva 2009/128/CE ("uso sostenibile dei pesticidi"): è la pietra angolare. Istituisce i Piani d'Azione Nazionali, rende obbligatoria la difesa integrata, impone la formazione e l'abilitazione degli utilizzatori (il "patentino"), il controllo funzionale delle macchine irroratrici, la tutela dell'acqua, la riduzione dell'uso in aree specifiche (aree frequentate dalla popolazione, aree protette), e il divieto generale di irrorazione aerea.
  • Regolamento (CE) 1107/2009: disciplina l'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari, l'approvazione delle sostanze attive a livello UE e l'autorizzazione dei prodotti a livello nazionale. Introduce i criteri di esclusione (cut-off) per le sostanze CMR e interferenti endocrini, la categoria delle "sostanze candidate alla sostituzione" e l'art. 23 sulle "sostanze di base".
  • Regolamento (CE) 396/2005: fissa i Limiti Massimi di Residui (LMR) negli alimenti, decisivi per l'esportazione del vino e dell'uva.
  • Regolamento (UE) 2018/848 e Reg. di esecuzione (UE) 2021/1165: disciplinano la produzione biologica e l'elenco dei prodotti ammessi.
  • Regolamento di esecuzione (UE) 2018/1981: fissa il limite di 28 kg/ha di rame in 7 anni.
  • Strategia "Farm to Fork" (nell'ambito del Green Deal europeo): pone obiettivi politici di riduzione del 50% dell'uso e del rischio dei pesticidi chimici e del 50% dei pesticidi più pericolosi entro il 2030. Il tentativo di trasformare questi obiettivi in un regolamento vincolante (proposta SUR – Sustainable Use Regulation) è stato ritirato nel 2024, ma gli obiettivi di indirizzo restano il quadro politico di riferimento.

8.2 Livello nazionale italiano

  • D.Lgs. 14 agosto 2012, n. 150: recepisce la Direttiva 2009/128/CE.
  • Piano d'Azione Nazionale (PAN) per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (DM 22 gennaio 2014, in fase di aggiornamento): definisce le misure operative: formazione e certificato di abilitazione (patentino) obbligatorio per l'acquisto e l'uso di prodotti professionali; controllo funzionale periodico delle macchine irroratrici (ogni 5 anni, poi ridotto a 3 a regime); misure per la tutela dell'ambiente acquatico (fasce di rispetto da corpi idrici); misure nelle aree frequentate dalla popolazione e nelle aree naturali protette; obbligo del registro dei trattamenti (quaderno di campagna); difesa integrata obbligatoria dal 2014 e promozione di quella volontaria.
  • SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata, L. 4/2011 e DM attuativi): certificazione volontaria con i Disciplinari di Produzione Integrata regionali.
  • Decreti su lotte obbligatorie: per Flavescenza dorata e Scaphoideus titanus (DM 31/05/2000) e per organismi da quarantena (in coordinamento con il Reg. UE 2016/2031 sulla salute delle piante).

8.3 Obblighi pratici per il viticoltore

In sintesi, oggi un viticoltore professionale in Italia deve: possedere il patentino valido (rinnovo ogni 5 anni con aggiornamento); far controllare e tarare l'irroratrice presso un centro autorizzato; tenere il registro dei trattamenti aggiornato e conservarlo; rispettare etichette, LMR, tempi di carenza e intervalli di sicurezza; applicare i principi della difesa integrata; rispettare le distanze e le fasce di rispetto da acque e aree sensibili; stoccare correttamente i prodotti e gestire i rifiuti (contenitori vuoti, residui di miscela, acque di lavaggio tramite sistemi tipo Phytobac/biobed). Per il biologico, a tutto ciò si aggiunge la certificazione da parte di un organismo di controllo e il rispetto dell'elenco positivo dei prodotti.

9. Costruire una strategia di difesa integrata stagionale

Mettere insieme i pezzi, una stagione tipo si articola così:

  1. Riposo invernale e pre-impianto: scelte strutturali (varietà, portinnesto, sesto, forma di allevamento ventilata), igiene (eliminazione legno infetto, protezione ferite di potatura con Trichoderma o mastici contro l'esca), pianificazione dei diffusori di confusione sessuale.
  2. Germogliamento – pre-fioritura: monitoraggio fenologico; avvio dei modelli peronospora/oidio; primi trattamenti di copertura solo se il modello segnala rischio; posa della confusione sessuale prima del primo volo di Lobesia; dose adattata alla vegetazione ridotta.
  3. Fioritura – allegagione: la fase più critica per oidio e peronospora sul grappolo; protezione attenta con zolfo (oidio) e rame/copertura (peronospora), eventualmente con induttori; sfogliatura precoce per arieggiare e ridurre botrite.
  4. Accrescimento acini – pre-chiusura grappolo: prosecuzione secondo modelli; controllo tignole di 2ª generazione (verifica trappole, Bt o spinosad se necessario); attenzione alla botrite (pre-chiusura è un momento chiave).
  5. Invaiatura – pre-raccolta: gestione del rischio botrite (modelli, prodotti a basso residuo o microbiologici, rispetto rigoroso dei tempi di carenza per i residui nel vino); riduzione progressiva degli interventi.
  6. Post-raccolta: valutazione consuntiva dell'annata (registro, efficacia, mappatura punti critici) per migliorare la strategia successiva (principio 8 dell'IPM).

Il filo conduttore è sempre lo stesso: prevenire con l'agronomia, monitorare con campo e modelli, decidere con soglie e rischio, intervenire con il mezzo più selettivo e nella dose minima efficace, alternare i meccanismi d'azione, verificare e correggere.

10. Antiresistenza: una disciplina trasversale

La gestione della resistenza merita un capitolo a sé perché attraversa tutte le strategie. Funghi e insetti, sottoposti ripetutamente alla stessa pressione selettiva, sviluppano popolazioni resistenti. La peronospora ha sviluppato resistenza ai fenilammidi (metalaxyl), ai QoI (strobilurine), e parzialmente ai CAA e agli SDHI; l'oidio alle strobilurine e ai DMI (triazoli, con shift di sensibilità). I principi della FRAC (Fungicide Resistance Action Committee) e dell'IRAC (Insecticide Resistance Action Committee) impongono:

  • Alternare e/o miscelare sostanze con codice FRAC/IRAC diverso (cioè diverso meccanismo d'azione molecolare);
  • Limitare il numero di applicazioni annue della stessa famiglia (es. massimo 2-3 applicazioni di strobilurine per stagione);
  • Associare i sistemici a un partner di copertura (rame, zolfo, ditiocarbammati ove ancora ammessi) per "coprire" gli individui resistenti;
  • Sfruttare i mezzi non chimici (confusione sessuale, varietà resistenti, biologici) che riducono la pressione selettiva chimica e quindi rallentano la resistenza.

Questa logica spiega perché, paradossalmente, conservare l'efficacia dei pochi fungicidi rimasti richiede di usarli meno e meglio: ogni applicazione superflua è una dose di pressione selettiva che avvicina la perdita della molecola. L'antiresistenza è dunque non solo una questione agronomica ma anche di sostenibilità economica a lungo termine.

11. Indicatori, monitoraggio dei risultati e tracciabilità

Una difesa moderna è misurabile. Gli indicatori più usati per quantificare l'intensità e l'impatto della difesa sono:

  • Numero di trattamenti per stagione (per avversità e totale);
  • TFI (Treatment Frequency Index): somma delle dosi applicate rapportate alla dose di etichetta, che cattura sia il numero sia l'intensità;
  • Quantità di rame metallo distribuita (kg/ha/anno e cumulato su 7 anni);
  • Indici di rischio ambientale (es. EIQ – Environmental Impact Quotient, o indici di carico tossicologico) che ponderano le sostanze per la loro pericolosità;
  • Residui sull'uva e nel vino, confrontati con gli LMR.

La tracciabilità (registro dei trattamenti digitale, integrazione con i DSS, georeferenziazione degli interventi) consente non solo di rispettare la legge ma di costruire un racconto credibile di sostenibilità verso il mercato — un asset crescente per l'export del vino, dove buyer e consumatori chiedono garanzie su residui e impatto ambientale, e dove certificazioni come SQNPI, biologico, e schemi di sostenibilità (Equalitas, VIVA, Biodiversity Friend) diventano leve commerciali.

12. Sintesi e conclusioni

La difesa del vigneto ha compiuto in pochi decenni una transizione concettuale profonda: dal calendario alla decisione, dalla chimica come prima scelta alla chimica come ultima risorsa, dalla dose fissa alla dose adattata e mirata, dal prodotto all'equilibrio dell'agroecosistema. La Difesa Integrata (IPM) è oggi il quadro obbligatorio e razionale che organizza questa transizione attorno a otto principi: prevenire, monitorare, decidere su soglie, preferire i metodi non chimici, scegliere prodotti selettivi, ridurre le quantità, gestire la resistenza, verificare i risultati.

Gli strumenti che rendono operativa questa filosofia sono maturi: soglie di intervento per gli insetti, modelli previsionali epidemiologici per le crittogame (PLASMO/vite.net per la peronospora, Gubler-Thomas per l'oidio, modelli a gradi-giorno per le tignole), prodotti biologici (rame e zolfo come pilastri, microrganismi antagonisti, Bt, spinosad), biotecnica della confusione sessuale, induttori di resistenza e corroboranti che potenziano le difese naturali della pianta, e tecnologie di distribuzione di precisione che riducono sprechi e deriva. A medio termine, la genetica delle varietà resistenti (PIWI) promette le riduzioni più drastiche, dell'ordine dell'80-90% dei trattamenti.

Il quadro normativo — Direttiva 2009/128/CE, Reg. 1107/2009, Reg. 396/2005 sugli LMR, Reg. UE 2018/848 sul biologico, limite dei 28 kg/ha di rame in 7 anni, PAN nazionale con patentino, controllo delle macchine e registro dei trattamenti — non è un ostacolo burocratico ma l'architettura che rende la transizione obbligatoria e verificabile, in linea con gli obiettivi di dimezzamento dell'uso e del rischio dei pesticidi indicati dal Green Deal.

La conclusione operativa è netta: la difesa più efficace, sostenibile ed economicamente solida del vigneto non si ottiene con un singolo "prodotto miracoloso", ma con l'integrazione intelligente di molte leve, calibrata su vitigno, zona, annata e obiettivo enologico. Usare meno fitofarmaci, e usarli meglio, non è soltanto un dovere normativo e ambientale: è anche la strada per preservare l'efficacia degli strumenti disponibili, la fertilità del suolo, la biodiversità funzionale e, in ultima analisi, la qualità e la reputazione del vino prodotto.


Fonti e riferimenti: Direttiva 2009/128/CE; Reg. (CE) 1107/2009; Reg. (CE) 396/2005; Reg. (UE) 2018/848 e Reg. di esecuzione (UE) 2021/1165; Reg. di esecuzione (UE) 2018/1981 (rame); D.Lgs. 150/2012 e Piano d'Azione Nazionale (PAN); Disciplinari di Produzione Integrata regionali e SQNPI; modelli epidemiologici PLASMO (Università Cattolica del Sacro Cuore, Piacenza), vite.net®, indice Gubler-Thomas (UC Davis); linee guida FRAC e IRAC sulla gestione della resistenza; documentazione FAO sull'Integrated Pest Management; strategia "Farm to Fork" del Green Deal europeo.

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