Le grandi denominazioni

Ci sono denominazioni che da sole reggono la reputazione del vino italiano all'estero: sono quelle che un compratore straniero cita per prime, e quelle su cui si concentra la parte più alta del valore esportato. Questo capitolo le esamina una per una, con il rigore del disciplinare e non con il tono della brochure.
Si parte dalle Langhe con Barolo e Barbaresco, il vertice del Nebbiolo e il sistema delle Menzioni Geografiche Aggiuntive. Si prosegue con la Toscana di Brunello di Montalcino e Chianti Classico, poi con l'Amarone e la galassia dei vini veronesi, dove la tecnica dell'appassimento detta stile e prezzi. La quarta scheda mette in fila le bollicine — Franciacorta, Prosecco e gli spumanti DOCG — che sono oggi il traino dell'export in volume. Chiude il Sud che sale: Taurasi, Etna e le denominazioni che stanno riscrivendo la geografia del vino italiano di fascia alta.
Per ogni denominazione: cosa dice il disciplinare, come si riconoscono le versioni e le riserve, e quali argomenti funzionano quando la si racconta a un mercato estero.