Ricerca scientifica

Valutazione affidabile dei portainnesti della vite: quanti anni sono necessari per una classifica stabile

19 luglio 2026

Vivaio di portainnesti di vite

DΛVΞ GΛRCIΛ su Pexels

Chi decide di reimpiantare un vigneto affronta prima o poi la stessa domanda: quale portainnesto scegliere, e su quali dati basare la scelta? La risposta più onesta, fino a poco tempo fa, era: "dipende da quanti anni di prova hai a disposizione — e comunque non sai mai se bastano". Un lavoro pubblicato nel luglio 2026 su OENO One da un gruppo di ricerca spagnolo (Università Pubblica della Navarra e Vitis Navarra) prova finalmente a rispondere con dati concreti: quanti anni servono, in pratica, prima che una classifica di portainnesti smetta di cambiare in modo significativo?

Il problema: i trial costano, ma quanto devono durare?

I trial multi-anno su portainnesti e varietà sono costosi e richiedono anni di gestione una volta che il vigneto entra in produzione. Il problema pratico è che nessuno sa con certezza quanti anni servano per ottenere conclusioni robuste — e la tentazione di interrompere un trial troppo presto, per limiti di budget o tempistiche di pubblicazione, è concreta. Il rischio è basare decisioni commerciali (quale portainnesto adottare su larga scala) su dati che, con più anni di osservazione, avrebbero potuto dare un risultato diverso.

Gli autori citano un precedente istruttivo: in trial su Shiraz e Cabernet Sauvignon, la resa misurata a 3-6 anni di età non corrispondeva a quella osservata a 22-25 anni, quando alcuni portainnesti mostravano un calo di prestazioni legato all'età mentre altri restavano stabili nel lungo periodo.

Il metodo: un trial decennale su Tempranillo

Per rispondere alla domanda, i ricercatori hanno analizzato dieci anni di dati (dal 2014, primo raccolto, al 2023) da un vigneto sperimentale di Tempranillo impiantato nel 2011 a Miranda de Arga, in Navarra (Spagna), che combina 12 portainnesti commerciali e 9 nuove selezioni (serie RG, ottenute da un programma di ibridazione tra i portainnesti 41 B e 110 R). Per ogni combinazione possibile di anni di prova — da 2 a 10 anni — hanno confrontato la classifica dei portainnesti ottenuta con quella basata sull'intera serie decennale, usando il coefficiente di correlazione tau di Kendall come misura di stabilità: un valore vicino a 1 indica classifiche pressoché identiche, un valore vicino a 0 indica scarso accordo.

Le variabili analizzate sono state quattro: numero di grappoli, peso di potatura, resa, e indice di Ravaz (rapporto tra resa e peso di potatura, un indicatore sintetico dell'equilibrio vegeto-produttivo della pianta).

I risultati: non tutte le variabili si stabilizzano alla stessa velocità

Usando una soglia indicativa di tau ≈ 0,85 come livello di stabilità elevata, il tempo necessario per raggiungerla varia sensibilmente a seconda della variabile misurata:

Anni necessari per una classifica stabile per variabile

Fonte: Santesteban et al. 2026, OENO One 60(3).

  • Numero di grappoli e peso di potatura: soglia raggiunta dopo 4 anni.
  • Resa: soglia raggiunta dopo 5 anni.
  • Indice di Ravaz: soglia raggiunta solo dopo 7 anni — la variabile più lenta a stabilizzarsi.

La spiegazione più plausibile, secondo gli autori, riguarda la sensibilità differenziale delle variabili alle condizioni climatiche interannuali: in clima mediterraneo, la resa è più sensibile del numero di grappoli o del peso di potatura allo stato idrico della vite, e quindi più esposta a variazioni pluviometriche da un anno all'altro. L'indice di Ravaz, essendo un rapporto tra due grandezze, amplifica ulteriormente la variabilità di breve periodo.

Portainnesti commerciali vs nuove selezioni: differenza cruciale

Il dato forse più rilevante per chi deve decidere se adottare un portainnesto commerciale consolidato o una nuova selezione riguarda proprio questa distinzione. Per quasi tutte le variabili (tranne l'indice di Ravaz), i portainnesti commerciali hanno mostrato classifiche più stabili e più rapide da consolidare rispetto alle nuove selezioni della serie RG, che hanno richiesto più anni per stabilizzarsi, con maggiore dispersione nei trial di durata breve o intermedia. Nel dataset analizzato, i valori di tau di Kendall per i portainnesti RG non hanno raggiunto un plateau chiaro nemmeno dopo 10 anni di valutazione.

Gli autori propongono una spiegazione plausibile: i portainnesti commerciali sono, per definizione, il risultato di un processo di selezione già avvenuto nel tempo — i portainnesti con prestazioni instabili o in calo nel lungo periodo tendono a essere abbandonati e non diventano mai "commerciali". Le nuove selezioni, al contrario, non hanno ancora attraversato questo filtro storico, e quindi richiedono più anni di osservazione prima di poter essere valutate con la stessa affidabilità.

Una seconda misura di stabilità: il tasso di inversione tra coppie

Oltre al tau di Kendall, gli autori hanno calcolato una seconda metrica di stabilità: il tasso di inversione tra coppie (pairwise inversion rate), che quantifica la probabilità che l'ordine relativo di due portainnesti venga classificato in modo scorretto quando si usa un numero ridotto di anni di osservazione invece della serie completa. Un valore di 0 indica nessuna inversione (ordine perfettamente preservato), un valore di 1 indica un'inversione completa dell'ordine.

I risultati confermano lo stesso schema osservato con il tau di Kendall: numero di grappoli e peso di potatura mostrano una riduzione più rapida del tasso di inversione, la resa un comportamento intermedio, e l'indice di Ravaz i tassi di inversione più alti — quindi la maggiore instabilità. Anche qui, i portainnesti commerciali tendono a mostrare tassi di inversione più bassi rispetto alla serie RG per tutte le variabili tranne l'indice di Ravaz, dove i due gruppi mostrano valori simili — un dettaglio che rafforza l'ipotesi che il calo di prestazioni legato all'età, quando presente, agisca in modo comparabile su resa e vigore vegetativo, rendendo l'indice di Ravaz meno sensibile a questa differenza tra gruppi.

Cosa significa in pratica per chi reimpianta un vigneto

Le implicazioni pratiche indicate dagli stessi autori sono dirette:

  • Per portainnesti commerciali consolidati, una valutazione di circa 5 anni può essere sufficientemente informativa per prendere decisioni operative — pur non catturando eventuali cali di prestazione che emergono solo dopo 20+ anni.
  • Per materiali meno noti o di nuova selezione, servono valutazioni più lunghe, perché i cambiamenti di comportamento possono manifestarsi relativamente presto nella vita del vigneto e la classifica resta instabile ben oltre il quinquennio.
  • La variabile scelta per valutare i portainnesti conta: basare una decisione sul solo numero di grappoli dopo 4 anni dà una fotografia diversa — e potenzialmente meno completa — rispetto ad attendere la stabilizzazione dell'indice di Ravaz a 7 anni.

Per un'azienda che sta pianificando un reimpianto su superfici significative, questo si traduce in una raccomandazione operativa concreta: quando si valutano portainnesti di nuova generazione promossi come più resistenti alla siccità o ad altri stress, un trial dimostrativo di 2-3 anni offerto da un vivaista non è sufficiente a garantire la stabilità del risultato — soprattutto se il materiale non è ancora un portainnesto commerciale affermato.

I limiti dello studio

Gli stessi autori sottolineano che l'analisi si basa su un singolo dataset di lungo periodo, in condizioni ambientali e gestionali specifiche (clima continentale-mediterraneo della valle dell'Ebro, gestione irrigua di soccorso, densità di impianto di 3.333 viti/ettaro). Estendere l'analisi a più dataset, ambienti e background genetici diversi — un lavoro che gli autori stessi auspicano — permetterebbe di verificare quanto questi risultati siano generalizzabili ad altre zone viticole, incluse quelle italiane con condizioni pedoclimatiche differenti.


Dati estratti da Santesteban, L.G. et al. (2026). How long is long enough? Robust ranking of commercial grapevine rootstocks and insights for pre-commercial selections from multi-year data. OENO One, 60(3). Pubblicato in accesso aperto con licenza CC BY 4.0.

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