Mercato Agroalimentare e Vinicolo Italiano: Strategie per il Successo Internazionale

Foto: Bruno Cantuária / Pexels
Chi lavora nelle vendite food and wine all'estero sa che il 2025 è stato un anno a due velocità: il comparto agroalimentare nel suo complesso ha messo a segno un record, mentre il vino — da solo — ha chiuso in flessione. Capire questa divergenza, e sapere dove si concentrano le perdite e dove invece tiene la domanda, è il primo passo per orientare le proprie strategie commerciali. Questo articolo raccoglie i dati aggregati più recenti, tutti da fonti verificabili, per fotografare lo stato reale del mercato.
Il quadro agroalimentare: un record, ma non ovunque
Il 2025 è stato definito da più osservatori un anno di record per l'export agroalimentare italiano nel suo complesso. Secondo l'elaborazione di Coldiretti su dati Istat, l'export agroalimentare italiano ha raggiunto quota 73 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 5% sul 2024 — un massimo storico per il settore. Altre elaborazioni, con perimetri statistici leggermente diversi, indicano una cifra vicina ma non identica: alcune fonti settoriali collocano il dato 2025 a circa 72,4 miliardi di euro, segno che le stime aggregate variano a seconda della metodologia e della data di rilevazione usata.
Questo dato racconta una tendenza di fondo solida per il comparto food nel suo insieme — trainato da settori come la pasta, i formaggi DOP, l'olio extravergine e i prodotti da forno — ma non descrive in modo uniforme ogni categoria. Ed è qui che il vino, uno dei prodotti bandiera del Made in Italy, si distingue in negativo rispetto al trend generale.
Per chi si occupa di vendite food and wine all'estero, questo scarto tra il food (in crescita) e il wine (in calo) è forse il dato più operativamente utile dell'intero quadro 2025. Significa che un buyer estero interessato al comparto agroalimentare italiano nel suo complesso sta probabilmente valutando categorie diverse — pasta, conserve, formaggi, salumi — con una logica commerciale diversa da quella richiesta per il vino, dove la pressione competitiva e la sensibilità al prezzo sono cresciute in modo specifico. Non è un dettaglio da poco per chi costruisce un catalogo export multi-categoria: le leve di vendita che funzionano per l'olio extravergine non sono automaticamente le stesse che servono per posizionare una bottiglia di vino in un mercato maturo come quello statunitense.
Il vino italiano: un'eccezione negativa nel quadro generale
Mentre l'agroalimentare festeggiava un record, il comparto vitivinicolo ha vissuto un 2025 diverso. Secondo l'analisi dell'Osservatorio del Vino dell'Unione Italiana Vini (UIV) su dati Istat, l'export di vino italiano è sceso a 7,78 miliardi di euro nel 2025, con un calo del 3,7% rispetto al 2024 — una perdita stimata in circa 300 milioni di euro rispetto all'anno precedente.
Il dettaglio geografico aiuta a capire dove si è concentrata la flessione. Guardando ai tre mercati più rilevanti per l'export enologico italiano:
- Stati Uniti: la battuta d'arresto più marcata. Secondo i dati Istat elaborati dall'Osservatorio UIV e da WineNews, l'export di vino italiano verso gli Stati Uniti nel 2025 è stato pari a 1,75 miliardi di euro, in calo del 9,2% sul 2024, con i volumi in flessione più contenuta (-6,2%) — un mercato che resta saldamente leader per il vino italiano ma in evidente rallentamento. Il contesto dei dazi USA ha pesato in modo significativo: secondo un'analisi di settore, un anno di tariffe è costato oltre 340 milioni di euro complessivi all'export di vino italiano.
- Germania: il mercato più stabile tra i tre. I dati Istat elaborati da WineNews per il 2025 mostrano un valore export sostanzialmente in tenuta, indicando che il primo partner UE per il vino italiano ha retto meglio rispetto agli Stati Uniti nell'anno.
- Regno Unito: anche qui una flessione, sebbene più contenuta di quella americana, in un contesto generale in cui — secondo WineNews — l'import di vino del Regno Unito nel 2025 è diminuito del 4,6% in valore e del 6% in volume, segnalando un rallentamento strutturale della domanda britannica di vino che ha coinvolto tutti i paesi fornitori, non solo l'Italia.
Il grafico qui sotto riassume i tre mercati a confronto sui dati disponibili.

Elaborazione propria su dati Istat/WineNews, pubblicati l'11 marzo 2026 (winenews.it). Export vino italiano 2025 totale: 7,7 miliardi di euro (-3,7% sul 2024).
Perché la tendenza non si è ancora invertita nel 2026
I primi dati del 2026 confermano che la debolezza non è un episodio isolato del 2025. Secondo l'Osservatorio UIV, nel primo quadrimestre 2026 il valore dell'export di vino italiano è calato del 6,8%, con un peggioramento nei mercati di Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera, mentre crescono Cina e Brasile — una conferma che la ricomposizione geografica della domanda è già in corso e che i mercati storici (USA, UK) restano sotto pressione anche nell'anno in corso.
Questo scenario ha due implicazioni pratiche per chi si occupa di vendite food and wine all'estero:
- La difesa dei mercati maturi richiede più marginalità e più servizio, non solo prezzo competitivo. Se i volumi USA restano stabili ma il valore crolla, il problema è nel posizionamento e nella capacità negoziale con gli importatori, non nella domanda di base.
- La diversificazione geografica non è un'opzione, è una necessità di medio periodo. I mercati che oggi crescono (extra-tradizionali) vanno intercettati con la stessa energia riservata storicamente a USA, Germania e Regno Unito.
Cosa significa per una cantina italiana che esporta
I dati aggregati raccontano un macro-contesto, ma la domanda pratica per ogni cantina resta sempre la stessa: dove sono, concretamente, i buyer disposti ad acquistare oggi, a quali condizioni e in quale canale? I numeri OIV, Istat e UIV fotografano la tendenza nazionale, ma non sostituiscono la conoscenza diretta della domanda buyer per singolo mercato — un'informazione che raramente è pubblica e che nessuna statistica aggregata può fornire.
È qui che un pool di dati proprietari su buyer e importatori reali, verificati mercato per mercato, fa la differenza rispetto a chi si affida solo alle statistiche di settore: permette di capire non solo quanto si esporta in un paese, ma chi sta effettivamente comprando in questo momento.
Vale la pena tenere a mente anche un secondo elemento, spesso trascurato quando si guarda solo al totale export: il divario tra il calo più contenuto dei volumi USA (-6,2%) e il calo più marcato del valore (-9,2%) è un segnale che una parte importante della sfida commerciale oggi si gioca sulla capacità di difendere il prezzo medio per bottiglia, non solo sul mantenere i quantitativi spediti. Una cantina che valuta l'ingresso o il consolidamento in un mercato maturo dovrebbe quindi porsi due domande distinte: quanto posso vendere (volume) e a quale prezzo posso venderlo senza erodere il margine (valore). Le statistiche aggregate rispondono bene alla prima domanda; la seconda richiede una conoscenza granulare del posizionamento dei singoli buyer nel mercato di destinazione — chi compra a prezzo pieno, chi negozia sconti strutturali, chi cerca esclusive di zona.
Vuoi vedere i buyer reali per il tuo vino?
I dati macro dicono dove si muove il mercato. Solo un confronto diretto con buyer verificati dice se la tua cantina ha già un aggancio in quel mercato — o dove serve costruirlo.
Fonti
- WineNews — Il vino italiano chiude il 2025 in negativo nell'export: 7,7 miliardi di euro (-3,7% sul 2024) — 11 marzo 2026 (dati Istat, mercati USA/Germania/Regno Unito e totale export vino)
- Unione Italiana Vini (UIV) — Export vino Italia 2025: calo a 7,78 miliardi (-3,7%) — 11 marzo 2026
- WineNews — Frena l'import di vino del Regno Unito nel 2025: -4,6% in valore e -6% in volume — 18 marzo 2026
- ANSA — Coldiretti, export agroalimentare sale del 5%, 73 miliardi il massimo di sempre — 17 febbraio 2026
- Vinonews24 — UIV: export vino a -6,8% nel quadrimestre. Giù USA, UK, Svizzera, crescono Cina, Brasile — 20 luglio 2026